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IL TIGLIO
Questo grande albero è l’unico testimone delle vicende che nel corso di quasi cinque secoli sono accadute in questo luogo. Ha visto sorgere il primo capitello e lo svilupparsi della cappella, l’affluire sempre più numeroso di pellegrini che si sono riparati anche alla sua ombra. È un albero di grande valore paesaggistico e storico-monumentale. È uno dei soggetti più vecchi e maestosi di questa specie in Trentino. È un esemplare di “tilia cordata” che è cresciuto rigoglioso e forte come appare nella fotografia risalente agli anni 1910-15. Tuttavia negli ultimi decenni del 1900 ha cominciato a manifestare segni di sofferenza col disseccamento di diversi rami e ultimamente anche della parte superiore del fusto principale. Questa situazione poteva presentare qualche pericolo, data la frequentazione del luogo, per cui, dopo il sopralluogo eseguito il 24 ottobre 2011 da parte dei tecnici dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, sono stati adottati alcuni accorgimenti per mettere in sicurezza la pianta e tentare di rianimarne la vigoria. Il Corpo forestale si è detto disponibile a seguire con attenzione e continuità ogni evento che lo possa interessare.
Dopo la metà del 1800 il tiglio ha visto che la festa della prima domenica di settembre era stata limitata e poi per vent’anni eliminata del tutto. Motivazioni morali, civili ed economiche avevano indotto le autorità religiose e civili a intervenire. L’afflusso dei pellegrini era tuttavia sempre costante. Finalmente dal 1879 prevalse il buon senso e la festa riprese con massiccio afflusso di devoti da tutta la valle, da Civezzano, da Piné, dalla valle del Fersina, dalla Valle di Fiemme e anche dalla Val d’Adige.
Era necessario ingrandire la chiesetta e l’entusiasmo del curato don Leonardo Franch e poi di don Pietro Cristel venne tradotto in atto dal capomastro di Sover Simone Battisti che predispose i disegni ed eseguì i lavori aggiungendo il presbiterio, alzando il tetto, sistemando il soffitto ad arco con le vele sopra le quattro finestre munite di artistiche inferriate in ferro battuto. Le attuali vetrate vennero poste negli anni ‘40. Si spesero quattromila fiorini ma non mancavano i mezzi e generose offerte vennero anche dagli emigrati in America.
Nel 1907 Domenico Fortarel donò l’altare in marmi pregiati opera della ditta Scanagatta di Rovereto. Nel 1909 il pittore Agostino Aldi dipinse i tondi del soffitto e lo decorò con artistici gessi. Seguì nell’aprile del 1910 la benedizione dell’altare e dei lavori e in agosto coronò il tutto la visita del principe vescovo Celestino Endrici.
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